Chi è Amadio Bianchi
Docente
di Yoga, di filosofia indù e di massaggio Ayurvedico, Amadio Bianchi,
è l'ideatore dell'evento "Artisti per la pace - Gandhi 50 anni dopo "
che si è tenuto dal 24 al 30 di gennaio 1998 a Milano per ricordare il
Mahatma a 50 anni dalla sua scomparsa e che ha visto il convergere di
quasi tutti i movimenti spirituali e religiosi. Per l'occasione, in una
struttura di quasi 9.000 posti a sedere si erano esibiti, per una settimana,
gratuitamente oltre 300 artisti, provenienti da molte parti del mondo,
dando vita ad un grandioso spettacolo di pace.
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UNITÀ
NELLA DIVERSITÀ
LA RELIGIONE CHE CONTIENE TUTTE LE ALTRE
di
Amadio Bianchi
NAMASTE':
bello il saluto indiano! Namastè deriva dal sanscrito namaskar e significa
mi inchino a te o meglio mi inchino al divino che c'è in te.
La vita stessa in India è già religione in tutte le sue espressione ed
in tutti i suoi gesti, riconoscendo così in ognuno una espressione di
quella infinita manifestazione che è Dio. Ma mentre lo faccio unisco la
mano sinistra, che rappresenta il principio femminile, alla mano destra,
principio maschile, le diversità, nonché i due opposti, unificandoli in
una esperienza di unità, quale Dio è nel pensiero più evoluto indiano.
Emerge subito anche da questo gesto simbolo che quando ci si accosta al
divino si deve unificare il complesso psicosomatico verso una singola
idea.
Suppongo che se avessi potuto fare l'astronauta, una volta vinte le vertigini
della quali soffro fin da bambino, allontanandomi dal nostro pianeta,
mi sarei sentito rassicurato nel constatare che la terra è rotonda. In
fondo non ci fidiamo mai completamente di quello che ci dicono gli altri.
E' un problema di fiducia quello che oggi possiamo considerare un problema
serio. Innanzitutto non nutriamo più fiducia in noi stessi e per conseguenza
anche negli altri. Ciò impedisce, attualmente, l'applicazione pratica
dei nostri ideali, o delle nostre intuizioni interiori.
Abbiamo iniziato il terzo millennio e, in fondo, anche se la data l'abbiamo
stabilita noi, e ritengo non abbia nessuna importanza ai fini dell'evoluzione
universale, ci siamo emozionati. Vorrei che questa banale emozione continuasse
ancora a crescere in tutti, ancora di più, e provocasse un risveglio di
reale volontà di cambiamento e di qualità di coscienza. Vorrei che in
futuro fossimo in grado di produrre pensieri più "tondi" come il nostro
pianeta e che l'umanità si mettesse seriamente al lavoro più per unire
anzichè dividere, divenendo mentalmente più plastica e meno spigolosa.
La mente umana, nella sua evoluzione, ad un certo punto è stata in grado
di produrre il concetto di infinito ma non è riuscita, almeno per ora,
a metterlo in pratica. Questo potrebbe essere il pensiero rivoluzionario
di questo nuovo millennio. La concezione, reale, di una società che crede
in un Ente universale ed infinito dove ogni cosa fosse lui stesso ma anche
una sua manifestazione.
In questo ambito la diversità rappresenterebbe una rassicurazione del
concetto che l'infinito esiste, e la diversità non farebbe più paura e
verrebbe rispettata.
Molte
discipline stanno tentando dalla notte dei tempi di percorrere questa
via di intuizione, in particolare lo Yoga, ma qualche volta falliscono
perché i loro fautori non hanno mai fatto realmente dentro di loro un
percorso di esperienza in tal senso e si perdono nella separazione.
L'errore nasce quando si inizia a pensarsi nel giusto o si crede di tenere
l'unica verità in pugno senza tenere conto che l'uomo è impossibilitato
per sua natura a liberarsi del soggettivo.
Continua in tal modo a frazionare la "Unica Verità" in tante parti offrendola
come intero, magari in buona fede, senza rendersi conto di quello che
sta facendo.
Già nel Rigveda, il più antico dei testi a cui l'India fa riferimento,
si legge:
"EKAM SAT VIPRA BAHUDHA VADANTI " ESISTE SOLO UNA VERITÀ' MA I SAGGI LA
CHIAMANO CON DIVERSI NOMI.
Mi pare che questa affermazione porti con se i segni di una visione oggettiva
che, d'altronde, può scaturire solo dopo l'integrale sacrificio di se
stessi nel fuoco della conoscenza. Praticamente un'utopia...Specialmente
se osserviamo il comportamento umano di questi ultimi tempi nei quali
l'uomo sembra più disposto a sacrificarsi per il suo successo personale,
egoico, che per quello della società. Tuttavia si rende conto di pagare
per la sua incoscienza un prezzo alto fondato sulla sua stessa infelicità.
Se ne rende conto ma ha perso la fiducia e, come un bambino sembra disorientato
e spaventato. Invece questo è il momento di fare qualcosa: sforzarsi di
pensare ed agire in modo "più positivo e oggettivo" consapevoli che la
via del soggettivo ha ormai rivelato i suoi difetti. Il soggettivo non
ha fatto disastri solo nel caso in cui si è posto al servizio dell'umanità.
La storia insegna... A mio parere, per l'attuazione di una migliore qualità
dell'esistenza, diventa essenziale oggi ripartire recuperando un comportamento
più etico, più "dharmico" Lo studio del Dharma, anzi, dovrebbe precedere
ogni altro tipo di ricerca. Direi giustamente! Basti vedere cosa accade
nella nostra società, dove non è così, per capire che, in fondo, senza
Dharma, si è costretti a vivere nell'infelicità, nella sfiducia reciproca
e nell'insicurezza. La parola Dharma, e qui pare che tutti gli studiosi
siano d'accordo, deriva dalla parola indoeuropea DHR che significa "sostenere,
mantenere in essere e qualche volta formare". Il Dharma è dunque sia qualche
cosa di fisso, stabile, saldo come nel Sanatana Dharma (l'eterna regola),
sia la forma delle cose, la loro stessa natura, ciò che le fa essere così
come sono e non altrimenti.
E' in base al Dharma che i corpi celesti seguono il loro corso. Il Dharma
è la qualità della manifestazione così come la fragranza è un Dharma del
fiore.
Il Dharma tuttavia, analizzandolo da un punto di vista a noi più vicino,
è legge della natura, ordine sia del cosmo che della vita personale poiché
detta le norme del comportamento individuale.
Vivere seguendo il Dharma, il proprio Dharma che è nella coscienza di
ognuno, significa andare verso la nostra vera natura, e portare questa
in armonia con il Sanatana Dharma (o Dharma universale) è l'essenza stessa
della spititualità Dal punto di vista pratico e umano, il Dharma diventa
come un codice di norme, come quello costituito dagli Yama dello Yoga
che intendono assicurare sia l'equilibrata coesione sociale, sia la propria
salute spirituale.
Gli Yama sono cinque:
1) Ahimsa = non violenza, prima norma etica, prescrizione che si deve
osservare e realizzare per poter proseguire lungo la via della realizzazione.
2) Satya = veracità. Consiste nella coerenza di parole pensieri ed azioni.
3) Asteya = astensione dal furto, dal prendere cioè ciò che non ci appartiene
ma anche sopprimere in sé addirittura il desiderio di tale appropriazione.
4) Brahmacarya = controllo dell'istintualità, castità: primo passo dell'itinerario
ascetico.
5) Aparigraha = non avidità, non possesso. Non tentare di seguire il Dharma
significa essere nell'Avidya (parola sanscrita tradotta normalmente con
ignoranza).
Ma Avidya (come si legge nell'Enciclopedia dello Yoga) è mancata adesione
alla verità e quindi mancata adesione a Dio e ciò comporta conseguenze
disastrose come ben testimoniato, per esempio nella cultura indù, dagli
Ithiasa: Il Mahabharata e il Ramayana, poemi epici antichissimi che assumono
grande importanza per chi è alla ricerca di norme comportamentali che
si armonizzino con il divino. Dharma è pertanto un termine sanscrito che
riunisce in sé i significati di legge divina ed eterna, dovere religioso
e morale, virtù, dottrina vera, giustizia. Concludo, inoltre, sottolineando
che nell'ambito di un contesto sociale evoluto ognuno è meritevole di
rispetto proprio perché parte dell'Ente infinito. Ancor più i nemici che,
tra l'altro, sono i nostri migliori maestri in quanto cercano di colpirci
dove siamo deboli illuminandoci in tal senso.
Affermo che una qualificata società del terzo millennio (se è vero che
vogliamo essere migliori) deve essere basata sul rispetto, sulla presa
di coscienza della diversità come espressione dell'infinito e dell'esperienza
interiore dell'unità. L'esperienza del particolare che si offre all'universale
nell'insorgere di una nuova coscienza e si nutre con la luce della verità
più oggettiva possibile, bruciando nella fiamma dell'amore. Una qualificata
società del terzo millennio deve tornare a sperare, credere ed avere fiducia
nelle realizzazione dei suoi migliori ideali, nutrendosi con la gioia
di appartenere a questa manifestazione e lavorare ad un progetto unificante
di fratellanza. Solo così si potrà sperare nell'esperienza dell'"Uno"
quella che i laici chiamano esperienza universale ed i mistici esperienza
di Dio.
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