Chi è Amadio Bianchi
Docente
di Yoga, di filosofia indù e di massaggio Ayurvedico, Amadio Bianchi,
è l'ideatore dell'evento "Artisti per la pace - Gandhi 50 anni dopo "
che si è tenuto dal 24 al 30 di gennaio 1998 a Milano per ricordare il
Mahatma a 50 anni dalla sua scomparsa e che ha visto il convergere di
quasi tutti i movimenti spirituali e religiosi. Per l'occasione, in una
struttura di quasi 9.000 posti a sedere si erano esibiti, per una settimana,
gratuitamente oltre 300 artisti, provenienti da molte parti del mondo,
dando vita ad un grandioso spettacolo di pace.
|
COS'È
LO YOGA...
(parte della relazione presentata dal M° Amadio Bianchi al congresso "Psicologia
e Psichiatria per il 3° Millenio - Casinò di Sanremo - settembre 1998)
di
Amadio Bianchi
La
mente umana, nel suo processo evolutivo, é stata rischiarata dalla luce
della consapevolezza, generando sistemi il cui fine é il miglioramento
della condizione umana. Sono le circostanze che, talvolta, determinano
la collocazione geografica, dove, tali sistemi, si manifestano più chiaramente
al mondo.
Così, lo Yoga trova in India la collocazione storica della sua nascita
rimanendo, in seguito, altresì imprigionato nella cultura religiosa di
questo paese.
Ciò diviene determinante ai fini del ricercatore il quale, oggi, deve
per forza passare attraverso la cultura indiana per poter comprendere
il fine ed utilizzare le tecniche che vanno a formare il sistema di "Liberazione
" denominato Yoga. E quando si dice "liberazione" si intende dire liberazione
dal giogo della sofferenza umana ma per un Hindù rappresenta, inoltre,
la via per liberarsi dal ciclo del samsara o delle rinascite indissolubilmente
legate alla distorta visione dei sensi che impedisce lo scioglimento dell'unione
con la sofferenza e l'accesso alla conoscenza del Sè assoluto.
La parola Yoga, dunque, appartiene al mondo spirituale e, qualche volta,
utopistico indiano, anche se lo Yoga più antico, alcuni sostengono, non
presentasse alcuna connotazione di tipo culturale o religioso.
L'antica origine dello Yoga è sicuramente pre-aria come testimoniano i
ritrovamenti archeologici di Harrappa e Mohenjo-daro città appartenenti
alla civiltà della valle dell'Indo che precedono lo sviluppo dell'India
vedica.
Lo Yoga ritenuto classico, invece, vede la luce nei primi secoli della
nostra era ed é considerato uno dei sei Darsana, o punti di vista, del
pensiero filosofico-religioso Hindù la cui codificazione, come tutti sanno,
si attribuisce a Patanjali, compilatore degli Yoga-sutra o Aforismi dello
Yoga di datazione, come sempre accade quando si é a contatto con la storia
indiana, assai incerta.
Come si é detto già tante volte, Yoga é una parola sanscrita che derivando
dalla radice del verbo Yuj indica l'atto di aggiogare. Esempio: aggiogare
i buoi al carro. Il suo significato accorda a questo sistema il ruolo
di disciplina laddove si pensi di aggiogare la personalità istintuale
presente nella natura umana, per orientarla e finalizzarla verso scopi
ben più alti rappresentati da altri significati, che vedremo in seguito,
attribuibili al verbo Yuj.
I fautori di questa disciplina, inizialmente si addestrano, in ambito
psico - somatico, ad aggiogare mente e corpo per ottenere una perfetta
unità, operante a profondi livelli verso una singola idea.
Essi passano così a sperimentare una prima sensazione di aggregazione
armonica che corrisponde ad uno stadio piacevole nel quale la mente risulta
parzialmente riorganizzata. Per tornare al verbo sanscrito Yuj, troviamo
quasi sempre indicati, come vi dicevo, altri significati oltre il più
intrinseco "aggiogare" che ritengo possano rappresentare precise tappe
e relative esperienze di coscienza, come quella sopra descritta legata
al verbo unire o unione se riferito alla parola Yoga.
Una terza proposta interpretativa, appunto, si ravvisa nella parola "fusione"
che per lo Yoga rappresenta il livello coscienziale d'esperienza relativamente
più avanzato che, di solito, segue la completa realizzazione dell'unione
psico-fisica.
In questo stadio il soggetto dopo aver preso atto dell'interrelazione
dinamica esistente tra sé e ciò che lo circonda, la realizza fortemente
anche come sensazione.
Ciò vale a far cadere le ultime resistenze e contrarietà verso aspetti
della manifestazione, naturalmente anche verso gli uomini, sentendosi
in fusione ed a loro legato da qualcosa di comune.
Cambia a questo punto la sua visione del mondo. Le parole amico, nemico
o indifferente vengono sostituite da favorevole, sfavorevole o neutrale
e, per conseguenza, si presenta in lui una più evidente stabilità emotiva.
Le memorie, soprattutto attraverso la pratica della meditazione, vengono
anch'esse riorganizzate e spogliate dall'aspetto emotivo.
Il pesante fardello, che in molti casi costituisce il deprimente passato,
viene sciolto e spesso si nota lo scomparire dei sensi di colpa.
L'individuo può così incamminarsi verso un quarto stadio di realizzazione
che lo porterà a cercare la gioia duratura e ciò che sta oltre l'ordinario,
ovvero il trascendente.
Lungo la via potrebbe sperimentare la suprema quiete, conoscere e riposare
nella vera essenza del suo essere. Attraverso una continua meditazione
sul vero sè, che è pura coscienza eterna ed al dilà del complesso psico-somatico
e delle oppressioni mondane egli potrebbe giungere alla libertà.
Nel pieno successo di questa fase il soggetto dovrebbe tornare ad integrarsi,
o meglio si reintegrerebbe nella collettività, si pensa privo di resistenze,
e con una chiarissima visione della realtà.
Per concludere questa prima parte devo per di più affermare che la scienza
dello Yoga esige di insegnare un metodo che permetta di conseguire l'unione
completa del Sé, cioè della realtà spirituale presente in ognuno di noi
con quella universale la cui costituzione sarebbe, secondo una ipotesi
dell'antica letteratura, realtà, coscienza, beatitudine (Satchidananda).
Questa unione sarebbe l'unico vero Yoga. Il punto da dove si parte per
questa esperienza. Uno stato di coscienza nel quale i mistici si propongono
di incontrare e conoscere Dio.
Un percorso, forse a ritroso, per mezzo del quale il generato, per così
dire, ritornerebbe nel grembo del generante, anzi fondendosi nella stessa
natura di quest'ultimo sicuramente perdendo la sua identità individuale.
<torna
all'indice degli articoli>
|